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IL TRACOLLO A 5 STELLE
di Massimiliano Di Fede (articolo del 27 maggio 2019)

Oramai è una certezza: le elezioni europee non portano bene al Movimento 5 Stelle. Se nel 2014 il Maalox veniva citato per digerire il doppiaggio al 40% del PD, in queste europee oltre al Maalox servirebbero altri antiacidi come Gaviscon e Citrosodina per digerire il tracollo elettorale del Movimento, ma sopratutto dopo appena un anno dalle politiche, il sorpasso del PD di 5 punti percentuale.
Il Movimento 5 Stelle, nonostante sia al governo con la Lega, ha preso una di quelle batoste elettorali che difficilmente dimenticherà.
La Lega stravince un po’ dappertutto, perfino in Sardegna, impensabile fino a qualche anno fa per Salvini che cantava nei raduni leghisti contro i “terroni di merda”, quei terroni come me che, in un passato non troppo lontano, si sono visti negare un affitto perchè meridionali.

 

Gli stessi terroni, dalla memoria corta , che adesso lo hanno premiato votandolo e facendo così diventare la Lega primo partito in Italia.
Oltre alla Sardegna la Lega nel sud Italia si prende anche l’Abruzzo e nelle provincie vince: in Puglia a Lecce e Brindisi, In Calabria a Reggio e Vibo Valentia , In Campania per una manciata di voti a Benevento, nel Molise a Isernia. Il M5S regge in Sicilia e nel resto del Sud Italia, vedendo comunque la Lega in crescita, superando i 20 punti percentuale.
La politica degli slogan, dei “porti chiusi” ha convinto un italiano su tre a votare Salvini che ha sempre portato avanti una campagna di paura e di odio contro “l’uomo nero “ che viene dall’Africa, raggiungendo risultati eccezionali rispetto al suo precedessore Umberto Bossi il quale tuonava contro i terroni meridionali e “Roma ladrona”.
Il M5S è poi stato lo stratega d’eccezione per il successo della Lega di Salvini che ha raddoppiato i suoi voti, in appena un anno di governo. Pentastellati che, nonostante si siano presi i ministeri chiave per l’economia di questo paese, hanno vissuto momenti di grande difficoltà perchè hanno disatteso le promesse elettorali fatte durante le scorse politiche (vedi in Puglia per TAP e Ilva).
Ma davvero in Italia il vero problema sono i migranti?
Già Salvini ha messo le mani avanti ieri sera, durante la conferenza stampa, affermando che ci sarà un periodo economico complicato. Sicuramente non gli salterà mai in mente di rompere con il M5S che gestisce le “patate bollenti” economiche di questo paese, che si occupa dei veri e reali problemi dell’Italia. Salvini mai si sgancerà da chi gli può assicurare, lavorando sul concreto, un aumento di consensi in vista delle prossime elezioni politiche, da chi fa il lavoro duro al posto suo.

LA CASTRAZIONE DEL PENSIERO LIBERO  

di Alessandra De Guilmi (articolo del 19 maggio 2019)

 Tutti sicuramente siete al corrente del fatto increscioso, quanto allarmante, accaduto all’insegnante Rosa Maria Dell’Aria, professoressa di italiano dell’istituto Tecnico Industriale Vittorio Emanuele III di Palermo, sospesa per due settimane perché non avrebbe vigilato su un lavoro fatto dai suoi alunni, colpevoli di aver realizzato un video in cui il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il decreto sicurezza sarebbero stati paragonati rispettivamente a Benito Mussolini e alle leggi razziali del 1938. Senza addentrarmi in difese che potrebbero alimentare coloro che, ahimè anche nel nostro settore, strumentalizzerebbero politicamente il tutto, vorrei ricordare che all’interno delle “Linee guida per la certificazione delle competenze”, nelle Indicazioni Nazionali del Ministero dell’Istruzione possiamo trovare le radici di ciò che è il “libero pensiero” degli studenti, che noi insegnanti siamo tenuti a lasciar emergere, rispettare e difendere.

 

Si afferma come “ I singoli contenuti di apprendimento rimangono i mattoni con cui si costruisce la competenza personale. Non ci si può quindi accontentare di accumulare conoscenze, ma occorre trovare il modo di stabilire relazioni tra esse e con il mondo al fine di elaborare soluzioni ai problemi che la vita reale pone quotidianamente.” Avere analizzato una situazione attuale e concreta della nostra società non è quindi rapportarsi con il mondo utilizzando in modo corretto, rispettoso e creativo le competenze acquisite?
Si legge ancora «…lo studente è posto al centro dell’azione educativa in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, corporei, estetici, etici, spirituali, religiosi. In questa prospettiva, i docenti dovranno pensare e realizzare i loro progetti educativi e didattici non per individui astratti, ma per persone che vivono qui e ora, che sollevano precise domande esistenziali, che vanno alla ricerca di orizzonti di significato» (p. 9). Il loro “qui è ora”, la loro realtà concreta, le loro domande, mi chiedo, dovrebbero trovare sempre uno spazio aperto da parte degli insegnanti o ciò avviene solo a settori, a scomparti chiusi e ben precisi, soffocando quegli aspetti che abbiamo il dovere di far emergere?
<> troviamo ancora << sono invitati a superare barriere disciplinari o settoriali e ad aprirsi con curiosità e fiducia alle suggestioni e agli stimoli della cultura contemporanea, imparando – essi per primi – a lavorare insieme, costituendo una comunità professionale unita dalla finalità educativa della scuola.>> Ma se vi sono paletti, per definizione, la curiosità appassisce e muore.
Nel capitolo “Cultura, scuola, persona”, si legge: “La scuola nel nuovo scenario” (…)non può abdicare al compito di promuovere la capacità degli studenti di dare senso alla varietà delle loro esperienze, al fine di ridurre la frammentazione e il carattere episodico che rischiano di caratterizzare la vita dei bambini e degli adolescenti. (…)” Ma la loro esperienza non è data anche da ciò che leggono e ascoltano attraverso i diversi organi d’informazione? Gli stessi, per altro, a cui li conduciamo nel nostro percorso didattico per abituarli ad analizzare e discutere ciò che accade intorno a loro, per renderli capaci di proseguire, autonomamente, nella maturità di una conoscenza che li aiuti a diventare cittadini capaci, attivi e responsabili. 
Si parla di “(…)favorire l’autonomia di pensiero degli studenti, orientando la propria didattica alla costruzione di saperi, a partire da concreti bisogni formativi. (…)”. Ma non esiste autonomia di pensiero là dove viene posta ad essa un confine di parte.
Si ricorda all’insegnante, sempre nelle Indicazioni Nazionali, che gli <>. Ma dovremmo allora spiegare agli studenti che l’ingiustizia sulla quale lavorare per poter “migliorare il proprio contesto di vita” deve essere posto al vaglio della politica vigente? Dovremmo disconoscere o annullare l’articolo 21 della Costituzione: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione…»?
Nel punto 6, all’interno delle competenze sociali, digitali, metacognitive e metodologiche si ricorda che <<L’insegnante, in quanto educatore di futuri cittadini, ha una specifica responsabilità rispetto ai destinatari della sua azione educativa: le sue modalità comunicative e di gestione delle relazioni in classe, le sue scelte didattiche potranno costituire un esempio di coerenza rispetto all’esercizio della cittadinanza, oppure creare una discrasia fra ciò che viene chiesto agli allievi e quello che viene agito nei comportamenti degli adulti.>> Proprio in nome di questo ultimo punto chiedo a tutto il comparto scuola di mostrare agli alunni dell’istituto Tecnico Industriale Vittorio Emanuele III di Palermo, e con loro a tutti gli studenti d’Italia, la nostra coerenza con il cittadino che gli chiediamo di diventare, quella coerenza che Rosa Maria Dell’Aria ha mostrato in modo degno e per cui è stata ingiustamente punita.